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Musei Vaticani

Visita privata Musei Vaticani e Cappella Sistina

Atelier del Codice Miniato

La Cappella Sistina

"Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un'idea di cosa un solo uomo sia in grado di ottenere" (Goethe).

La Cappella Sistina  è senza dubbio uno dei  più grandi tesori d'arte di tutti i tempi, un capolavoro tra i più celebrati al mondo. La frase di Goethe sottolinea la più straordinaria delle caratteristiche di quest’opera: il fatto che sia opera di un solo uomo, un solo artista, Michelangelo.

La Sistina prende il nome da Papa Sisto IV della Rovere, che volle per i Palazzi Vaticani un nuovo edificio di culto, per le celebrazioni solenni e per ospitare il conclave. Così, intorno al 1473 il pontefice incaricò l'architetto Giovannino De' Dolci di costruire la Sistina, proprio dove un tempo sorgeva la Cappella Magna. L'architetto creò un edificio grandioso, che aveva le stesse dimensioni del Tempio di Salomone, così come le descrive la Bibbia: lungo oltre quaranta metri e alto quanto un palazzo di sette piani.

Papa Sisto IV volle che le pareti della Cappella fossero decorate con le storie di Gesù e di Mosè, personaggi guida per il popolo ebraico, paragonandosi a loro come guida della Chiesa.

Per l'occasione, chiamò gli artisti più famosi dell'epoca: Botticelli, Rosselli, il Ghirlandaio e il Perugino perché creassero un racconto della Bibbia per immagini, che tutti potessero leggere. In più fece realizzare un pavimento preziosissimo che imitava quelli medievali, con mosaici multicolori che formano figure geometriche e cerchi concentrici. Lo stesso che calpestiamo ancora oggi.

I primi anni di vita della Sistina furono poco felici; ma proprio le vicende più sfortunate diedero vita a un capolavoro. Ai primi del 1500, intorno all'edificio erano sorti numerosi cantieri, soprattutto quello della nuova Basilica di San Pietro. Gli scavi per le fondamenta causarono gravi problemi statici alla cappella, finché non si aprì un'enorme crepa nella volta. Fu chiamato allora in tutta fretta Bramante, l'architetto di Palazzo, che risolse l'inconveniente fissando il solaio con catene metalliche.

Gli affreschi però avevano subito danni irreparabili così il nuovo papa, Giulio II, pensò a Michelangelo per riaffrescare la volta.

Sebbene Michelangelo fosse inizialmente riluttante ad accettare l’incarico, ritenendosi più scultore che pittore, finì per accettare la sfida; il Papa gli lasciò piena libertà ideativa, e poiché sulle pareti laterali erano illustrate  le storie di Mosè e di Gesù, per la volta Michelangelo scelse gli episodi biblici dalla Creazione a Noè.

Il lavoro solitario e tormentato di Michelangelo durò quattro lunghissimi anni. Intere giornate sulle impalcature, illuminato solo dalla luce delle candele, in una posizione scomodissima, disteso, o in piedi con le braccia sempre alzate e gli occhi fissi al soffitto:  la vista ne rimase gravemente compromessa.

L’opera, che sarebbe stata ricordata per i secoli a venire come uno dei più grandi tesori dell'umanità, fu inaugurata trionfalmente in una cerimonia pomposa il giorno di Ognissanti del 1512.

Michelangelo, in quegli anni di durissimo lavoro solitario, era riuscito a trasformare le pareti in capolavori parlanti. Mille metri quadri di affreschi raccontavano le meraviglie del Creato e la storia dell'uomo, dalla creazione alla caduta.

Il secondo coinvolgimento di Michelangelo nella decorazione della cappella si deve alla commissione di Clemente VII, anche se fu poi  Paolo III Farnese che riuscì a concretizzare il progetto del Giudizio Universale.

I lavori presero l’avvio nel 1535, e Michelangelo volle realizzare il dipinto a fresco: alla fine del 1541, il giorno di Ognissanti, lo stesso in cui aveva visto la luce la volta, il Giudizio venne scoperto suscitando scandalo e ammirazione grandissimi.

Come tutte le “storie” della Sistina anche il Giudizio è concepito come una visione che ha luogo al di fuori dello spazio  della cappella: non vi sono partimenti architettonici di alcun genere  ed è come se improvvisamente la parete  fosse scomparsa e aldilà di essa fosse apparsa la scena dell’ultimo giorno.


La composizione è concepita come una architettura di corpi, disposti secondo l’ordine gerarchico tradizionale ma articolati su diversi piani, e coinvolti in un lento ma inesorabile movimento ellittico dal gesto imperioso e pacato al tempo stesso del Cristo giudice.

Abbiamo accennato alle polemiche: la decisione di porre i drappeggi di copertura sui nudi del dipinto venne presa al tempo di Pio V dalla Congregazione del Concilio di Trento, con un decreto del 1564.

I Musei Vaticani

La tappa più ambìta dei Musei Vaticani è senza dubbio la Cappella Sistina, eppure ogni sala è ricca di storia e di testimonianze preziose della vita in ogni epoca.

Il complesso dei Musei, così come appare oggi, fu creato solo nella seconda metà del 1700 ed è costituito da due parti: il museo vero e proprio e i palazzi dei pontefici. La visita è un'incredibile passeggiata dove sembra di poter incontrare i più grandi artisti del passato attraverso opere fra le più importanti di tutta la storia dell'arte.

L’itinerario  comprenderà le Gallerie Superiori – Candelabri, Arazzi e Carte Geografiche – e terminerà alla Cappella Sistina passando per le Stanze di Raffaello. Le quattro stanze dette di Raffaello costituivano parte dell'appartamento situato al secondo piano del Palazzo Pontificio scelto da Giulio II della Rovere (pontefice dal 1503 al 1513) come propria residenza e utilizzato anche dai suoi successori. La decorazione pittorica fu realizzata da Raffaello e dai suoi allievi tra il 1508 e il 1524.

Vi si possono ammirare dipinti celebri e straordinari, quali La visione della Croce e Il Battesimo di Costantino, La Messa di Bolsena e La Liberazione di San Pietro, La Scuola di Atene, L'incendio di Borgo.