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ArtCodex atelier del codice miniato



Sant'Antonio Abate - la vita e le opere

Manoscritto Mediceo Palatino 143
Biblioteca Medicea Laurenziana
biblioteca medicea laurenziana

Biblioteca
Medicea
Laurenziana

Il Manoscritto Mediceo Palatino 143 e la Biblioteca Medicea Laurenziana:
Il manoscritto Mediceo Palatino 143 è conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.
Nel 1571 la Biblioteca fu aperta al pubblico per volere del granduca Cosimo I nel suo mirabile, seppure incompiuto, allestimento michelangiolesco. I due aggettivi che la qualificheranno da allora nei secoli, Medicea e Laurenziana, attestano la primitiva origine signorile e la collocazione nel complesso di San Lorenzo. I codici, che costituivano la biblioteca privata dei Medici, disposti sui plutei (banchi) e spogliati delle loro coperte originarie ricevettero una veste uniforme in cuoio rossastro alle armi Medicee. Le catene, che ancora essi conservano, testimoniano gli usi della consultazione e la preoccupazione dei bibliotecari per la loro conservazione.
Il primato della Biblioteca Medicea Laurenziana, con i suoi circa 11.000 manoscritti, si basa sulla coincidenza di due fattori, ambedue straordinari: la specificità delle raccolte e la natura dell’edificio contenitore, progettato e in parte realizzato da Michelangelo Buonarroti.

Presentazione del facsimile

Un gioiello della miniatura francese quattrocentesca
Il manoscritto Mediceo Palatino 143, Vita di Antonio illustrata, compilata da Jean Macellard e conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, contiene duecento monocrome o tenuemente colorate, quasi a tutta pagina, di un artista francese che illustrano la vita e i miracoli di Sant’Antonio Abate, il santo patrono della confraternita ospedaliera. Diventa un ordine dal 1247 sotto la regola agostiniana.
Il testo contenuto nel codice è ad opera di Jean Macellard, sagrestano del monastero di St. Antoine-en-Viennois (Isére).
Il codice, commissionato dal cellario del monastero, Jean de Montchenu, per il neoeletto papa Eugenio IV, fu presumibilmente realizzato tra il 1431 e il 1437, anni del pontificato dello stesso Eugenio IV, usando come modello un codice del 1426, miniato dall’avignonese Roubin Fournier.
Eugenio IV ne fece poi dono alla famiglia Medici; la presenza del codice nella Biblioteca della famiglia di Firenze è attestata dal XVI secolo.
Al f. 102v è apposta una particolareggiata sottoscrizione che spiega come il testo sia una compilazione di varie fonti, la vita di Atanasio, la vita di Geronimo e i sermoni di Sant’Antonio che descrivono vari episodi della vita del santo.
Robert Favier e la pittura del gotico internazionale
La grande stagione della pittura avignonese al tempo di Clemente VI aveva visto al nascita di opere fondamentali per la formulazione e lo sviluppo del Gotico internazionale, quel particolare linguaggio cortese e cosmopolita nel quale apporti della pittura senese e di quella gotica francese si intrecciarono fittamente e che si estese rapidamente nei massimi focolai artistici europei a partire dal 1370- 1380.
Profondamente immerso nell’atmosfera nel nuovo linguaggio artistico fu Robert Favier di cui si hanno poche testimonianze relative alla sua vita. Esistono invece documenti realtivi all’anno 1426 nel quale fu attivo alla decorazione della chiesa madre dell’ordine degli Ospitalieri di S. antonio, Saint-Antoine-en-Viennois. Si conservano, purtroppo assai deturpati da restauri e ridipinture, alcuni affreschi con Storie di S. Paolo Eremita, la Crocifissione e la Risurrezione, S. Cristoforo con figure di santi e apostoli.
Lo stesso pittore fu incaricato di eseguire una serie di illustrazioni con la Vita di S. Antonio, che riprendevano i temi e le storie di un prezioso drappo di lino dipinto in possesso dell’abbazia per illustrare il manoscritto commissionato da Jean de Montchenu, rettore dello stabilimento degli Antoniani.
Santi, eremiti e anacoreti
Dopo la pace costantiniana, il martirio cruento dei cristiani diventò molto raro; a questa forma eroica di santità dei primi tempi del cristianesimo, subentrò un cammino di santità professato da una nuovo stuolo di cristiani, desiderosi di una spiritualità più profonda, di appartenere solo a Dio e quindi di vivere soli nella contemplazione dei misteri divini.
Questo fu il grande movimento spirituale del ‘Monachesimo’, che avrà nei secoli successivi varie trasformazioni e modi di essere; dall’eremitaggio alla vita comunitaria; espandendosi dall’Oriente all’Occidente e diventando la grande pianta spirituale su cui si è poggiata la Chiesa, insieme alla gerarchia apostolica.
Anche se probabilmente fu il primo a instaurare una vita eremitica e ascetica nel deserto della Tebaide, Sant’Antonio ne fu senz’altro l’esempio più stimolante e noto ed è considerato il caposcuola del Monachesimo.
La famiglia De’ Medici
La più importante delle grandi famiglie fiorentine: di origini oscure, cominciò nel sec. 13º a elevarsi, dapprima economicamente con la pratica della mercatura e del cambio, poi rivestendo incarichi pubblici nel Comune. Furono guelfi neri, al tempo della divisione tra Cerchi e Donati. Si fecero sempre più potenti nel sec. 14º e con Giovanni di Bicci nel sec. 15º che divenne il più ricco banchiere d'Italia. Con Cosimo detto il Vecchio si legarono intimamente le sorti di Firenze con quelle della famiglia, e con lui furono attivi i figli Piero e Giovanni. Con i figli di Piero, Giuliano e Lorenzo il Magnifico, ci si avviò a una signoria di fatto, che fu guida politica ed esempio culturale, per lo splendore di cultura e il mecenatismo, di tutta Italia. Con il figlio del Magnifico, Piero, la signoria dei Medici perse ogni prestigio e rovinò. Dopo il congresso di Mantova (1512) Firenze fu nuovamente aperta ai Medici, con Giuliano, e Giovanni figli di Lorenzo: salito quest'ultimo al pontificato (1513) col nome di Leone X, rifiorì tutta la potenza politica della famiglia. Seguì al governo di Firenze Lorenzo di Piero, padre di Caterina regina di Francia, mentre si distingueva nelle armi Giovanni, detto dalle Bande Nere. E ancora un altro Medici, Giulio, salì al pontificato (1523), col nome di Clemente VII, mentre Firenze era governata da Ippolito e Alessandro. Dopo la breve repubblica (1527-30), rientrò Alessandro, ucciso nel 1537 da Lorenzino e seguito da Cosimo, primo granduca di Toscana nel 1569. La signoria si trasformò così in principato, e la storia dei Medici, imparentatisi frattanto con varie case regnanti d'Europa, divenne tutt'uno con la storia del granducato; si susseguirono Francesco I (1574-87), Ferdinando I (1587-1609), Cosimo II (1609-21), Ferdinando II (1621-70), Cosimo III (1670-1723), Gian Gastone (1723-37), ultimo granduca senza eredi, cui successe Francesco Stefano di Lorena, sopravvivendo il ramo discendente da un Giovenco, morto nel 1320, ramo tuttora fiorente con titolo marchionale.

Le LAVORAZIONI ArtCodex

L'oro

La tecnica brevettata ArtCodex® di stesura dell'oro consiste nell’impiego della lamina color oro com’era in uso negli scriptoria medievali e consente di ottenere la riproduzione degli ori in rilievo, come se le miniature avessero subito l’invecchiamento che i secoli hanno causato alla pergamena. Ogni dettaglio viene riprodotto fedelmente, dalle lavorazioni a bulino ai disegni sull’oro, dagli splendori decorativi della polvere color oro lavorata a pennello alla doratura con lamina color oro, fino ad ottenere l’effetto di un’armonica fusione cromatica tra i particolari dorati e gli elementi iconografici della miniatura.

La cartaPergamena®

La carta ricreata, denominata cartaPergamena® in seguito al brevetto che ArtCodex® ha messo a punto in numerosi anni di ricerca, viene prodotta da esperti cartai ed elaborata a seconda delle caratteristiche del codice; ogni foglio viene invecchiato manualmente affinché ognuno presenti i due diversi lati della pergamena (“lato carne” e “lato pelo”). Le carte del codice, impreziosite dalle decorazioni e dall’oro, sono infine pronte per essere profilate e rilegate.

Legatura e copertina

La legatura, eseguita in botteghe manifatturiere che ancora utilizzano l’antico torchio manuale, si compone della cucitura a mano del capitello e dei fogli, nell’assoluto rispetto della bordatura e della fascicolazione del codice. Vengono inseriti cavallotti e rinforzi di cucitura seguendo meticolosamente le caratteristiche dell’originale.
La preziosa copertina in pelle, con impressioni in oro, viene invecchiata manualmente, attraverso particolari lavorazioni di patinatura.

La Certificazione delle Lavorazioni

ArtCodex® accompagna ogni sua edizione con una Certificazione di Garanzia e Autenticità che riporta il titolo del codice, la sua collocazione e garantisce le lavorazioni utilizzate nel processo di riproduzione: dalla stesura dell’oro con il metodo brevettato ArtCodex®, alla legatura scientifica che segue fedelmente la fascicolazione originale del codice, dalla cucitura della copertina eseguita rigorosamente a mano, all’invecchiamento della cartaPergamena® per renderla in tutto uguale alla pergamena animale.
La firma dell’editore è sigillo di prestigio e autenticità delle Opere ArtCodex.