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ArtCodex atelier del codice miniato

Trattato sul Gioco degli Scacchi

Tattica di guerra derivata dagli scacchi
Biblioteca Nazionale di Madrid
 

Biblioteca
Nazionale
di Madrid

Presentazione video del volume

Il gioco degli scacchi - una stori antica: Derivati da un gioco egizio, gli Scacchi nascondono un significato salvifico: nell'eterna battaglia tra Bene e Male, tra microcosmo e macrocosmo, si palesa il dualismo dell'animo umano.
Antico gioco persiano, deriva il nome dalla parola persiana per re, ovvero Scià (versione in grafia italiana del più corretto Shah) e il termine Scacco Matto, che pone fine al gioco, deriva dalla frase parimenti persiana "Shah Màt", "il re è morto". La parola Shah divenne in provenzale "Escac" e da qui entrò nella lingua comune. In Persia il gioco rimase fino alla conquista araba, sui cui guerrieri riscosse notevole successo. Da qui gli Scacchi presero due vie: verso l'Impero Bizantino, i Balcani e la Russia, attraverso scambi commerciali, e verso Spagna e Sicilia attraverso le guerre. Le Crociate costituirono l'ultimo tassello per l'europeizzazione di questo gioco.
E' certo che già gli Egizi conoscevano un gioco estremamente simile, quantomeno nell'aspetto: un gioco eccezionale, basato su una scacchiera di 30 o 33 caselle, con pezzi bianchi e neri, il cui significato era salvifico prima ancora che ricreativo. Il Senet, questo il nome del gioco, era praticato ritualmente dal Faraone, dai sacerdoti e dalle classi più umili. Esistevano scacchiere in ebano e avorio, preziosissime, e pezzi di turchese, lapislazzuli e oro intagliati a guisa di leone, sciacallo, ibis, falco, a simboleggiare le immagini degli Dei principali, e pedine più semplici, analoghe ai moderni pedoni, e versioni portatili e tascabili del Senet, ad esempio da portare con sé durante il lavoro nei campi. La prima raffigurazione del Senet risale al 2600 a.C., con il faraone Hesy, mentre Tutankhamon, nel suo sepolcro, aveva quattro scacchiere ad accompagnarlo nel viaggio verso il Duat. E' questa infatti l'assoluta particolarità di questo gioco: il movimento delle pedine sulla tavola di gioco infatti corrisponde al percorso del defunto nell'Aldilà e il successo garantiva al vincitore la rinascita dopo la morte; nel vincere la sfida verso gli Inferi, in un certo senso si rappresentava la battaglia del Bene contro il Male ed è questo aspetto dualistico a consentirci di affermare la derivazione degli Scacchi dal Senet. Il Libro dei Morti è esplicito nell'affermare che il defunto avrebbe dovuto vincere una partita contro un avversario invisibile per poter accedere al Regno dei Morti.
Vincere al Senet rappresenta una vittoria etica, l'Ordine che sconfigge il Caos. Lo stesso significato si può dare agli Scacchi, arricchitisi nei secoli, di valenze e di simbolismi salvifici ancora più evidenti, al punto che è possibile rintracciare tracce di scacchiere su moltissime chiese cristiane. A partire dal 1100-1200, a seguito delle Crociate, gli Scacchi divennero un gioco molto popolare. La battaglia tra Bene e Male, tra Bianchi e Neri, diveniva tangibile, e gli aspetti tattici della battaglia erano divenuti più evidenti rispetto al Senet. Il gioco divenne più vario grazie alla creazione di nuove pedine, che divennero 16 rispetto alle 7 egiziane, e di nuovi movimenti, effettuati su una scacchiera da 64 caselle: ogni figura assumeva un significato essoterico ed esoterico. Essotericamente, gli Scacchi erano la rappresentazione della società feudale, con i pedoni a fare da soldati, il Re, la Regina a far da corte, i Cavalli a far da cavalieri, gli Alfieri a simboleggiare i sacerdoti e infine le Torri a indicare la fortezza, il castello, in cui il Re si difendeva. Lo scopo ultimo del gioco, essotericamente, è la difesa del Re ad ogni costo, sacrificando ogni pedina per tale scopo. Negli Scacchi non ci sono punteggi, lo scopo è quello della vittoria, anche se è possibile la parità riscontrabile in certe condizioni. Ma questa vittoria è solo un aspetto del gioco: il significato esoterico è ben più complesso e rimanda alla concezione egizia dell'anima umana. Analizzando i pezzi, infatti è possibile rinvenire un chiaro messaggio salvifico, che ci fa affermare come gli Scacchi rappresentino la battaglia interiore tra luce e tenebra. Derivati da un gioco egizio, gli Scacchi nascondono un significato salvifico: nell'eterna battaglia tra Bene e Male, tra microcosmo e macrocosmo, si palesa il dualismo dell'animo umano.
La storia del codice: Il Trattato è entrato a far parte della Sezione Manoscritti della Biblioteca Nazionale di Madrid nel 1869, provenendo dalla dotazione libraria del Capitolo della Cattedrale di Toledo. Precedentemente era appartenuto al Cardinale Bibliotecario Francisco Javier Zelada (1717-1801). Al foglio 47 si legge "F Innocenzo Romano", certamente il nome del proprietario del Codice prima del Cardinale Zelada.
Segnatura attuale: Vitr.25-6 (precedenti :Vit. 8-13 e Res 8°-3). Nella libreria toledana, Cajon 87. Num..25. Zelada.
L'elegante minuscola gotica, alcune modalità di abbreviazione, e le caratteristiche delle sue delicate miniature, suggeriscono una provenienza dal Circolo di Boemia, che ebbe il suo centro a Praga, sotto Venceslao IV (1378-1419). E' evidente la relazione di questo testo con un'opera oggi dimenticata e che godette di un'immensa popolarità in tutta Europa al finire del Medio Evo: il trattato morale degli scacchi, della fine del sec. XIII, opera di un domenicano della cui vita poco sappiamo e che sembra si chiamasse Jacobo de Cessolis. Le analogie non devono però indurre a considerare il Trattato una sintesi dell'opera di Cessolis, dalla quale si discosta per molte parti mantenendo un' originalità che ha fatto anche ipotizzare una ulteriore fonte.
Il volume è costituito da otto capitoli e contiene quindici miniature di colori brillanti, alcune a tutta pagina, divise in due o più scene che illustrano il testo: tutte di significato allegorico.
La miniatura del foglio 2 descrive l'origine del gioco degli scacchi in Babilonia; quella del foglio 14 il simbolismo di due regni nemici ciascuno con il suo re e i suoi guerrieri.

Le lavorazioni del codice

  • Volume di formato cm 12,5 x 18,5
  • 49 carte, 15 miniature in brillanti colori
  • Tiratura esclusiva di 898 esemplari

La copertina e i dettagli

La coperta è in similpelle, di colore rosso scuro violaceo, con impressioni a secco e in oro a caldo e l'incisione del titolo "Tractatus de Ludo Scacorum" sui riquadri. I tenoni sono di elegante fattura, dorati e fissati manualmente ai piatti della copertina.

La legatura

Legatura eseguita interamente a mano da esperti artigiani legatori, che utilizzano le tecniche antiche per dare al codice le caratteristiche del volume rinascimentale.
Le carte sono cucite a mano con fili che terminano nel capitello, a riprendere gli antichi metodi di cucitura dei libri, utilizzati nelle botteghe.
Le miniature: Le 15 miniature sono di mano elegante e i colori accesi le rendono vivaci e piacevoli. Raffigurano le scene di vita dell'epoca, a partire dalla vita di corte e cittadina, fino ad arrivare a descrivere nel dettaglio le strategie del gioco degli scacchi, nella simbologia sottile della lotta tra bene e male.
La confezione: L'opera è custodita in un elegante cofanetto in legno, con vetro incassato nella parte superiore, che permette di visualizzare l'opera all'interno e funge da espositore.
La garanzia: Nell'ultima pagina del volume è presente il colophon unitamente alla garanzia di autenticità, timbrato e firmato da notaio.