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ArtCodex atelier del codice miniato

Libro d'Ore di Gregorio XIII

ms. vat. lat. 3767 (fine XV sec)
custodito nella Biblioteca Apostolica Vaticana - Città del Vaticano
biblioteca Apostolica Vaticana

Biblioteca
Apostolica
Vaticana

Presentazione video del volume

Papa Gregorio XIII
Nato Ugo Boncompagni a Bologna il 7 gennaio 1502, è il 226° Papa della Chiesa Cattolica e 134° sovrano dello Stato Pontificio dal 13 maggio 1572 alla morte, il 10 aprile 1585. È considerato uno dei pontefici più importanti dell’età moderna, soprattutto per le Riforme che ha sottoscritto. Durante il suo pontificato è stato costruito il palazzo del Quirinale. Grande mente fin dalla più giovane età, frequenta l’Università di Bologna, si laurea nel 1530 ed esercita l’attività di docente per alcuni anni: tra i suoi allievi si possono annoverare Carlo Borromeo e Alessandro Farnese.
Dopo una gioventù lontana dalla religione, la conversione improvvisa nel 1538 lo porta ad intraprendere la carriera ecclesiastica, diventa in breve tempo primo giudice della capitale e vice-cancelliere della campagna, nonché incaricato del Pontefice Paolo IV per le missioni diplomatiche più delicate. Nel 1565 diventa Cardinale e gli viene affidato l’incarico di mantenere relazioni con la Spagna; in questo periodo conosce e conquista la totale fiducia del sovrano spagnolo Filippo II. Alla morte di Pio V, nel 1572 il Sacro Collegio elegge Ugo Boncompagni come nuovo Pontefice, con il nome di Gregorio XIII. Il nuovo Papa dimostra da subito di possedere doti eccezionali ed una grande energia, nonostante l’età avanzata; da subito è chiara la sua volontà di rigenerare la Chiesa, con l’attuazione del canone del concilio di Trento in tutti i Paesi cattolici. Sua l’idea di creare seminari in cui vengano formati i futuri sacerdoti, vescovi, cardinali, colti e moralmente preparati ad essere guide per il popolo. La gestione dei seminari viene affidata all’ordine dei Gesuiti. Fortissimi il suo interesse e la sua presenza all’estero, soprattutto nelle realtà dove il protestantesimo era in ascesa. Da grande intellettuale, Gregorio XIII si è sempre concentrato anche sullo sviluppo delle arti e delle scienze, finanziando dotti e studiosi dell’epoca. La più grande riforma che lo vede protagonista è sicuramente quella del calendario, che porta il suo nome e che è tutt’ora utilizzato in tutto il mondo.
Il codice
Questo prezioso manoscritto Vat. Lat. 3767, Uffizio della B. V. Maria (più comunemente Libro d’Ore) fu donato alla Biblioteca Vaticana da Papa Gregorio XIII il 5 novembre 1578. La pregiata decorazione francese a liste d’oro opaco, o colorate, con rami, fogliame, fiori, animali, figure fantastiche, lo rende uno dei libri d’ore più ricchi e decorati. Le eleganti iniziali in oro lamina sono brillanti e riflettono la luce. Le grandi miniature sono opera di artisti dalla mano delicata e raffinata e rappresentano scene di vita dei Santi e del Vangelo.
L’edizione è accompagnata dalle riproduzioni integrali di due documenti che segnano le tappe fondamentali del pontificato di Gregorio XIII: il Canone della riforma del calendario gregoriano, con i mesi ottobre-dicembre 1582, in formato 21x16 cm e la Mappa delle sette chiese, mete del pellegrinaggio del grande Giubileo indetto da Papa Gregorio XIII nel 1575, in formato 28,5x37 cm. Il volume è custodito in un pregiato ed elegante cofanetto rivestito in ecopelle bianca con stampa in oro a caldo, realizzato a mano da maestri artigiani, con interno in prezioso raso di seta color champagne.
La riforma del Calendario
Il calendario solare introdotto da Giulio Cesare, vigente in tutto il mondo occidentale ancora nel XVI secolo, non rispecchiava esattamente la situazione astronomica, poiché calcolava la durata di un anno in 365 giorni e sei ore, una dozzina di minuti più del vero. L’imprecisione con il passare dei secoli aveva creato uno spostamento della data di inizio del ciclo stagionale, facilmente verificabile al momento dell’equinozio di primavera. Al concilio di Nicea, nel 325, nell’ambito delle discussioni per calcolare la data della Pasqua, si era rilevata una discrepanza di quattro giorni rispetto all’epoca in cui il calendario giuliano era stato introdotto; non si provvide tuttavia a rimuovere la causa dell’errore. Nei successivi concili, tra cui quelli di Costanza e Basilea nel XV secolo, il problema fu affrontato nuovamente e vennero proposte riforme del calendario, mai però attuate. Un primo tentativo, nel Cinquecento, fu quello di Leone X, che incaricò alcuni scienziati di risolvere il problema, ma solo con Gregorio XIII, quando la discrepanza tra data del calendario e situazione astronomica era arrivata a contare dieci giorni, si decise di affrontare la questione in modo conclusivo. Fu creata una commissione, presieduta dal Cardinale Guglielmo Sirleto, custode della Biblioteca Vaticana, per lo studio di progetti per il riallineamento della data dell’inizio della primavera e per modificare la durata dell’anno di modo che il problema non si venisse a riproporre. Della commissione facevano parte matematici e astronomi e in grande conto furono tenuti i calcoli realizzati dall’astronomo Copernico, pubblicati nel 1543 nel De revolutionibus orbium coelestium.
Il 24 febbraio 1582 Gregorio XIII promulgò la riforma del calendario con il decreto Inter gravissimas. Essa previde innanzitutto la riconduzione della data dell’equinozio di primavera al 21 marzo, come stabilito dal concilio di Nicea per il calcolo della Pasqua; ciò sarebbe avvenuto sopprimendo dieci giorni dal calendario e la bolla pontificia prescrisse che nel 1582 il giorno successivo al 4 ottobre fosse il 15 e non il 5. Per evitare poi l’anticipazione dell’equinozio che si verificava con il calendario giuliano, si stabilì che, fra gli anni bisestili (quelli con 366 giorni invece che 365, che cadono ogni quattro anni) non si considerassero gli anni di fine secolo non divisibili per 400; ciò significa che gli anni secolari (la cui numerazione è multiplo di 100) sono bisestili solo una volta su quattro; il 2000 lo è stato e lo sarà il 2400, ma non lo saranno il 2100, il 2200 e il 2300. La riforma entrò in vigore nel 1582 nei principali Paesi cattolici; negli anni successivi venne accolta anche nei Paesi protestanti e solo all’inizio del XX secolo in quelli ortodossi – dove tuttavia rimane in uso il calendario giuliano come calendario liturgico. Oggi il gregoriano è il calendario ufficiale nella maggior parte dei Paesi del mondo, poiché molto più rispondente alla situazione astronomica. Si deve in ogni caso ricordare che pare utopistica la ricerca della perfetta aderenza, perché la durata dell’anno astronomico non è costante, sia perché l’orbita terrestre attorno al sole cambia di eccentricità, sia perché anche la rotazione della terra su se stessa sta lentamente rallentando.

Scheda tecnica

  • Riproduzione integrale in lamina e polvere color oro su cartaPergamena® del codice Vat. Lat. 3767, conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, realizzato da ArtCodex®, l’Atelier del Codice Miniato
  • Volume di formato cm 18 x 24,9
  • 142 carte (284 pagine)
  • Copertina in pelle con impressioni in oro a caldo su entrambi i piatti e sul dorso
  • Riproduzione del Canone di riforma del calendario gregoriano, con i mesi ottobre-dicembre 1582
  • Riproduzione della mappa delle sette chiese, meta del pellegrinaggio del grande giubileo del 1575
  • Legatura eseguita interamente a mano, nel rispetto della profilatura delle pagine e della fascicolazione del codice con guardie, risguardi e capitello
  • Pregiato cofanetto in ecopelle bianca con impressioni in oro a caldo, realizzato a mano da maestri artigiani, rivestito internamente in raso di seta
    color champagne.
  • Volume di commento a cura di studiosi della Biblioteca Apostolica Vaticana

La lamina e la polvere color oro

La decorazione in oro, resa con il sistema brevettato ArtCodex® di stesura della lamina e della polvere color oro, si presenta in rilievo come nel codice originale, come se avesse subito l'azione del tempo.
Ogni dettaglio viene riprodotto fedelmente, dalle lavorazioni a bulino ai disegni sull'oro, dall'oro polvere steso a pennello alla doratura con foglia oro: lo splendido effetto ottenuto è quello di un'armonica fusione cromatica tra i particolari in oro e i brillanti elementi iconografici delle miniature.

Legatura e copertina

Il processo di legatura dei codici viene realizzato utilizzando le consuetudini delle antiche legatorie artigianali. Le lavorazioni, eseguite in botteghe manifatturiere che ancora conservano l'antico torchio manuale, corrispondono alla cucitura a mano del capitello e dei fogli, nell'assoluto rispetto della profilatura delle pagine del manoscritto. Infine, la copertina viene riprodotta in facsimile rispettando rigorosamente tutte le caratteristiche dell'originale: ogni lavorazione viene eseguita a mano, rispettando la fogliazione del codice e utilizzando i materiali dell'epoca.

La cartaPergamena®

Il tipo di carta pergamenata impiegata, la cui peculiarità garantisce che ogni singolo foglio sia uguale all'originale, viene prodotta da una cartiera di fiducia: la carta Pergamena®, in seguito ad un trattamento di "invecchiamento", ricrea lo stesso effetto di movimento che il trascorrere del tempo ha provocato sull'originale. Il colore della pergamena viene poi fedelmente riprodotto in fase di stampa: ogni segno del tempo - quali pieghe, macchie e trasparenze - viene riproposto esattamente, concorrendo a donare al codice la stessa sensazione d'antico che caratterizza il manoscritto medievale.